Da ACC 2025: Ancora dati positivi per apixaban nello studio API-CAT

Scritto il 01/04/2025

Nei pazienti con cancro attivo il tromboembolismo sintomatico o accidentale rappresenta un evento molto frequente, e spesso recidivante, che pone un grosso dilemma gestionale in quanto richiede un’anticoagulazione prolungata, esponendo i pazienti a un alto rischio di sanguinamento. Lo studio CARAVAGGIO, su pazienti oncologici, ha dimostrato che la dose piena di apixaban è non inferiore a dalteparina sottocute nel trattamento della trombosi attiva, senza un aumento del rischio emorragico (1).

Tuttavia, nei pazienti con cancro attivo, non è chiaro quale sia la dose ideale di anticoagulante da continuare a lungo termine per prevenire il rischio di recidiva di trombosi venosa, contenendo il rischio emorragico.

Nel corso del Congresso 2025 dell’ACC, appena conclusosi, la dottoressa Mahé ha presentato i risultati del trial API-CAT (Apixaban Cancer Associated Thrombosis), che è stato contemporaneamente pubblicato su NEJM (2). API-CAT è uno studio multicentrico,  internazionale, randomizzato, in doppio cieco, di non inferiorità, con aggiudicazione in cieco degli eventi.

L’obiettivo dello studio API-CAT è stato di valutare se un regime a dose ridotta di apixaban (2,5 mg due volte al giorno [bid]) sia non-inferiore a un regime a dose piena di apixaban (5 mg bid) per la prevenzione della TEV ricorrente nei pazienti con cancro attivo che abbiano completato ≥6 mesi di terapia anticoagulante per un evento documentato di trombosi venosa profonda prossimale e/o embolia polmonare.

Sono stati arruolati 1722 pazienti consecutivi, randomizzati ad apixaban 2,5 mg (866 pazienti) o 5 mg bid (900 pazienti) per 12 mesi.

L’endpoint primario di efficacia è stato un composito di tromboembolismo venoso ricorrente sintomatico o incidentale, fatale e non fatale,  durante il periodo di trattamento.

L’endpoint principale di sicurezza è stato il sanguinamento clinicamente rilevante, definito come un composito di sanguinamento maggiore o sanguinamento non maggiore, ma clinicamente rilevante.

L’età mediana dei paziente è stata di 69 anni e il 57% era rappresentato da donne. Solo il 25% dei pazienti aveva una trombosi venosa profonda  isolata mentre il 75% aveva anche embolia polmonare. Le neoplasie più frequenti erano rappresentate da: tumore della mammella (22%), del colon (15%), del polmone (11%) e della prostata ( 9%).

I pazienti sono stati valutati clinicamente a 1, 3, 6, 9, 12 e 13 mesi. Durante il follow-up, si è osservato il 2.1% di eventi tromboembolici nel braccio a bassa dose e il 2.8% nel braccio ad alta dose (P=0.001 per non-inferiorità).

Il braccio a dose ridotta ha presentato  il 12% di emorragie rispetto al 15.6% del braccio a dose piena (P=0.03 per superiorità).

Considerazioni:

I risultati dello studio API-CAT sono particolarmente rilevanti perché rispondono ad un’esigenza clinica prioritaria nella gestione dei pazienti oncologici, ossia quella di proteggere dal rischio di recidiva tromboembolica, senza aumentare il rischio emorragico. Infatti, i progressi ottenuti nelle terapie oncologiche, e in particolare nelle terapie immunologiche, consentono a molti pazienti di sopravvivere a lungo dopo la diagnosi di tumore (anche metastatizzato). L’allungamento della vita però è gravato dalla persistenza del rischio di tromboembolismo che richiede l’estensione della terapia anticoagulante anche oltre la risoluzione di un primo evento di tromboembolismo venoso. Secondo i risultati dello studio API-CAT,  apixaban a dose ridotta rappresenta per questi pazienti una valida opzione terapeutica perché è efficace come apixaban a dose piena, ma più sicuro sul versante delle emorragie.

Questi risultati, quindi, confermano in una popolazione ad alto rischio di tromboembolismo venoso recidivante, come è quella con neoplasia attiva, quanto osservato in precedenza nello studio AMPLIFT-EXT che aveva valutato l’estensione della terapia con apixaban a bassa dose in  una popolazione più eterogenea di pazienti con  tromboembolismo venoso (di cui solo circa il 2% con cancro attivo) già trattati per 6-12 mesi con apixaban a dose piena.

Benchè i risultati positivi dello studio siano molto rassicuranti e consistenti nelle diverse tipologie di cancro, bisogna riconoscere che il numero di pazienti con tumori gastroenterici (che presentano il maggior rischio emorragico) era piuttosto limitato; pertanto occorre cautela nell’applicare nei pazienti con neoplasie gastroenteriche i risultati dello studio API-CAT.

References:

  1. Agnelli G, Becattini C, Meyer G, Muñoz A, el al; Caravaggio Investigators. Apixaban for the Treatment of Venous Thromboembolism Associated with Cancer. N Engl J Med. 2020;382:1599-1607
  2. Mahé I, Carrier M,Mayeur D et al; API-CAT Investigators. Extended Reduced-Dose Apixaban for Cancer-Associated Venous Tromboembolis. N Engl J Med Online Marzo 2025.
  3. Agnelli G, Buller HR, Cohen A, et al; AMPLIFY-EXT Investigators. Apixaban for extended treatment of venous thromboembolism. N Engl J Med. 2013;368:699-708.