Cuore d’atleta o cardiomiopatia? Il T1 mapping può aiutarci

Scritto il 11/02/2025

La diagnosi di cuore d’atleta presenta numerose sfide: il rimodellamento cardiaco indotto dall’attività fisica può sovrapporsi a patologie cardiache come la cardiomiopatia ipertrofica (CMI) e altre forme di cardiomiopatie. Distinguere tra una condizione patologica emergente e un normale adattamento cardiaco negli atleti può risultare complesso. Tra le varie tecniche di imaging cardiovascolare disponibili, la risonanza magnetica cardiaca (RMC) emerge come l’unico strumento capace di offrire una dettagliata caratterizzazione tissutale anche senza l’utilizzo di mezzo di contrasto.

Il calcolo dei tempi di T1 nativo (T1 mapping) ci permette di quantificare la fibrosi interstiziale mentre il T2 mapping valuta il contenuto di acqua e quindi l’edema miocardico. Questi strumenti sebbene molto utili e promettenti presentano delle importanti limitazioni, sono infatti fortemente influenzati dal campo magnetico, dal tipo di sequenza utilizzata e dalle caratteristiche individuali, rendendo difficile stabilire valori di riferimento per la popolazione generale e per gli atleti, per i quali i dati clinici sono limitati e spesso riferiti solo a determinate categorie come lo sport di endurance.

Un gruppo di ricercatori italiani del CONI ha recentemente pubblicato un lavoro sul European Heart Journal of Cardiovascular Imaging per delineare i valori di mapping in una popolazione di atleti olimpici,  analizzandone le differenze nei due sessi e l’influenza delle diverse discipline sportive sulla caratterizzazione tissutale (1).

Risultati dello studio

Nel loro studio, 300 atleti olimpici sani (con screening cardiovascolare negativo) di diverse discipline (13% precisione, 20% potenza, 25% categoria mista, 42% resistenza) per il 58% di sesso maschile e un gruppo di controllo di 42 soggetti sedentari (52% maschi) sono stati sottoposti a RMC senza somministrazione di mezzo di contrasto. Gli atleti erano divisi per sesso e categoria sportiva secondo la classificazione ESC (2).

Gli atleti di resistenza hanno mostrato i valori di T1 mapping più bassi (P < 0,001) senza differenze significative nel T2 mapping (P = 0,472). Le atlete avevano invece valori di T1 nativo più elevati rispetto agli uomini (P = 0,001), mentre non sono state rilevate differenze nel T2 mapping (P = 0,817).

Gli atleti maschi con una massa ventricolare sinistra indicizzata (LV-MassI) più elevata presentavano valori di T1 mapping inferiori (P = 0,006)

Gli autori hanno esaminato per la prima volta l’influenza del tipo di sport sul rimodellamento cardiaco valutata mediante analisi tissutale in una vasta popolazione di atleti olimpici. I risultati principali sono stati:

  • gli atleti di sport di resistenza presentavano valori di T1 mapping inferiori rispetto agli atleti di altre categorie sportive, insieme a un rimodellamento del ventricolo sinistro (LV) più marcato, come atteso;
  •  il T2 mapping non differiva tra le diverse discipline sportive;
  • le atlete presentano valori di T1 mapping più elevati rispetto agli uomini, senza differenze significative riguardo al T2 mapping.

Conclusioni:

Lo studio sottolinea l’importanza della RMC nel caratterizzare il rimodellamento cardiaco negli atleti, evidenziando come le variazioni nei valori di T1 mapping possano riflettere differenze fisiologiche significative legate alle discipline sportive e al sesso.

Gli atleti con il maggiore rimodellamento ventricolare sinistro, principalmente quelli impegnati in sport di resistenza e misti, hanno presentato i valori più bassi di T1 mapping. Gli atleti di sesso maschile hanno mostrato valori di T1 mapping inferiori rispetto alle atlete di sesso femminile. Non sono state osservate invece differenze significative nei valori di T2 mapping in relazione alle discipline sportive e al sesso.

Lo studio presenta numerosi punti di forza, uno di questi è la selezione del campione, tutti gli atleti olimpici avevano infatti seguito uno screening cardiovascolare completo, erano individui sottoposti a determinate discipline sportive svolte con elevata intensità. Per la prima volta sono state messe a confronto diverse discipline sportive e non atleti provenienti da un’unica categoria. Tuttavia, le limitazioni metodologiche come l’assenza di mezzo di contrasto e la composizione etnica prevalentemente caucasica del campione richiedono ulteriori ricerche per generalizzare i risultati. Questi dati non solo arricchiscono la nostra comprensione del cuore d’atleta ma spingono verso una necessaria standardizzazione delle tecniche di imaging per una diagnosi più precisa e sicura.

Bibliografia:

  1. Prosperi S, Monosilio S, Maestrini V et al, EHJ- Cardiovascular Imaging, Volume 26, Issue 1, January 2025, Pages 89–95, https://doi.org/10.1093/ehjci/jeae247
  • Pelliccia A, Sharma S, Gati et al. 2020 ESC guidelines on sports cardiology and exercise in patients with cardiovascular disease. EHJ 2021;74:6–545.